Crocevia di civiltà, sulla rotta tra il Portogallo e le Indie
Il Mozambico prende il nome da una minuscola isola situata lungo la costa nord e collegata alla terraferma da un ponte: l’Isola di Mozambico, o Ilha de Moçambique, appunto. E l’isola a sua volta prende il nome da Mossa Al Bique, un mercante arabo che vi si era stabilito nel XV secolo, prima dell’arrivo di Vasco de Gama nel 1498.
Durante la dominazione portoghese, il nome Mozambico passò a indicare l’intero sistema di colonie e l’isola ne divenne la capitale. Per secoli fu il principale avamposto commerciale lungo la rotta per le Indie: controllò traffici di oro, avorio e schiavi e accolse mercanti arabi, persiani, indiani, cinesi e malgasci.
L’influenza araba e l’occupazione portoghese, in particolare, hanno lasciato tracce significative nella cultura della popolazione dell’isola e anche nell’architettura, che presenta numerosi edifici d’epoca coloniale, ma anche alcune moschee e perfino un tempio indù. Nel corso dei secoli la piccola Isola di Mozambico è diventata un crocevia di civiltà, un mix culturale, religioso, artistico, architettonico e culinario e per questo motivo è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Tra le costruzioni più interessanti ci sono il Forte di San Sebastiano e la cappella di Nostra Signora del Baluardo, Nossa Senhora do Baluarte, risalente al 1522. Si trova all’estremità più orientale ed è stata la prima struttura di difesa dell’isola. È anche considerata l’edificio europeo più antico di tutta l’Africa australe.
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