Da villaggio di pescatori a metropoli cosmopolita
Dar es Salaam è la città più grande della Tanzania, oltre che il suo centro finanziario e commerciale. Il suo porto è tra i più importanti dell’Africa Orientale, un punto di snodo per i traffici via mare fin dall’antichità.
Nel XIX secolo, al posto della metropoli tropicale che conosciamo oggi, c’era un piccolo villaggio di pescatori chiamato Mzizima. Intorno al 1865, il primo sultano di Zanzibar, Majid bin Said, iniziò a costruire una nuova città a ridosso del villaggio e la chiamò Dar es Salaam, “dimora di pace”.
La sua posizione strategica, alla periferia delle rotte commerciali verso l’Oceano Indiano, ne ha fatto il centro amministrativo e commerciale dei territori dell’Africa Orientale colonizzati dai tedeschi e poi passati sotto il dominio britannico. Con l’indipendenza dell’allora Tanganica, nel 1961, Dar es Salaam è diventata la capitale e ha continuato ad esserlo anche nel 1964 quando l’annessione di Zanzibar ha determinato la nascita della Tanzania. Solo nel 1974 la capitale è stata spostata a Dodoma.
Oggi Dar es Salaam è una città dall’architettura cosmopolita, che mescola moderni grattacieli con edifici d’epoca, costruiti in tanti stili diversi quante sono le culture che sono passate da lì. Camminando per i quartieri si riconosce l’impronta araba, africana, tedesca, britannica e indiana.
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